06 giu 2017

Ha una patologia legata ad un vaccino, ottiene un indennizzo mensile

Vaccini - Codacons Emilia Romagna
Dopo ben 40 anni di lotte, una donna ha ricevuto un indennizzo dal ministero della salute per un effetto collaterale avuto dopo una vaccinazione quando era piccola. Il medico della ASL che nel 1975 aveva somministrato alla bimba di 6 mesi il vaccino tetravalente, non aveva informato la famiglia che, come effetto collaterale già apertamente riconosciuto, poteva riscontrarsi l'encefalitopatia con strascichi pesanti sulla qualità della vita. Oggi quella bambina ha 41 anni, ed è riuscita ad ottenere un indennizzo dal ministero della Salute che aveva contestato il collegamento tra la vaccinazione effettuata da bambina e la patologia

La sentenza della Sezione Lavoro della Corte d'appello di Milano ha confermato quella emessa dal Tribunale di Pavia nel 2013: nel 1975 i genitori hanno sottoposto la loro bambina alla vaccinazione non obbligatoria contro la poliomelite, tetano, difterite e pertosse in un ambulatorio della ASL. La sentenza riporta che, al momento della vaccinazione, la bambina "presentava uno sviluppo assolutamente normale e non aveva sofferto di alcun disturbo". Nel momento in cui un paio di giorni dopo le fu somministrata la seconda dose del vaccino, si manifestarono i primi problemi: convulsioni e anomalie nell'elettroencefalogramma.

Solo nel 2009 è stata dichiarata la relazione tra il vaccino e la malattia dell'ormai donna. Così il padre ha chiesto alla ASL di assegnare alla figlia un indennizzo. Dopo che la Commissione Medica Ospedaliera ha risposto che non era possibile dare un indennizzo alla figlia, il padre fece causa al ministero. Gli accertamenti hanno concluso che la donna è stata affetta da una forma di epilessia che deriva, al 60% dei casi, dall'encefalopatia, la quale è tra le reazioni di quel vaccino. L'avvocato Giuseppe Romeo ha affermato che: "È stato riconosciuto che il medico non fornì le informazioni necessarie su un possibile nesso tra vaccino e patologia, poi insorta, e conosciuto". La donna ha così ottenuto l’indennizzo, circa 850 euro al mese, che certo non le ridarà la salute.

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